Calcio, molto più di un semplice gioco

“Noi non supereremo mai questa fase”. Non è una frase superba e non deve dare l’idea di esserlo, anzi. Il calcio è qualcosa di più profondo, un qualcosa di primordiale e di istintivo che nasce nelle nostre anime e che non ci lascerà mai. Questa frase, molti voi lo sanno, fa parte di uno dei copioni cinematografici filo-calcistici più belli di sempre, Febbre a 90, e per molti, in primis per chi vi scrive, “ha rappresentato tanto, se non tutto”.

Il calcio è qualcosa che ci ha legati, ci lega e ci legherà l’uno con l’uno per molto tempo. Certo; come tutto nella vita, anche il calcio si è evoluto ed i nostri sentimenti, quasi per autodifendersi, si sono evoluti anestetizzandosi e facendosi più duri nei confronti di un gioco che prima significa molto altro e che adesso, purtroppo, sempre più spesso, vuol dire solamente business.

Questa frase ha un significato e, se avrete la pazienza di leggere, capirete qual è questo piccolo, semplice e, per certi versi, ingenuo significato. Questa frase non è sinonimo di superbia, come vi detto, ma è un qualcosa di più: è sinonimo, e conseguente ammissione, di debolezza. E’ un’ammissione nei confronti di un mondo che corre e viaggia senza pensare alla parte più puerile e fanciullesca di noi. Questa frase, “noi non supereremo mai questa fase”, è il legame di un bambino con le prime scoperte del mondo: la palla, il gioco, la felicità. Noi appassionati, noi tifosi siamo deboli. E’ inutile negarlo. E questo gioco, per quanto bistrattato, infangato e macchiato dalle cose più indicibili, ci muoverà sempre qualcosa all’interno del nostro cuore.

Il calcio è cambiato…

Il calcio è cambiato e noi, sì noi tifosi, siamo cambiati con lui. O meglio, siamo cresciuti. La vittoria e il risultato, quello di cui adesso sembra non si possa fare a meno, hanno preso il posto dei sentimenti. Il calcio, però, è altro e noi siamo qui a testimoniarvelo. Non parliamo certo di pronostici sportivi, parliamo sicuramente di essenza di vita, ecco questo si.

Non prendeteci per matti, non prendeteci in giro e non cercate di capire cosa possa passarci per la testa durante quei 90 minuti. Il calcio è molto di più di un semplice gioco e qualcuno, uno che conta, Josè Mourinho, una volta disse: Chi sa solo di calcio, non sa nulla di calcio.

Il calcio non è assoluto

Questo è l’altro punto fondamentale: il calcio non è assoluto, il calcio si lega insieme ad altre mille storie particolari e soggettive rendendole tutte l’una simile all’altra. Spesso il tifo, come il colore politico, è una questione di famiglia, di DNA e di appartenenza. Il calcio si lega, si mischia ed emerge su tutto perché è eterno. Siamo deboli, siamo drogati e dipendenti, lo sappiamo, ma questa non è la nostra colpa maggiore. Il nostro fardello più grande è quello di non essere ancora riusciti a farvi capire che il calcio non è tanto quello all’interno del triangolo verde, ma è quello che si vive in curva con l’odore acre dei fumogeni. Il calcio è l’adrenalina prima di un derby; il calcio è abbracciare quella persona che, pur non avendola mai vista prima, è diventata subito di famiglia; il calcio è quella cosa che ti fa piangere perché ti ricorda un genitore, un nonno, un amore, un giocatore. Il calcio è molto di più. Il calcio e il tifo sono uno stile di vita che non si può spiegare se non ci si è dentro.

Il calcio per molti, e chi scrive non è innocente, è stato motivo di riscatto per molte delusioni. In quei novanta minuti, infatti, si racchiudono gioie e dolori che tutti noi abbiamo vissuto e che con il pallone, poveri noi, abbiamo cercato di scacciare. Il calcio, spesso, e Maradona ne è la testimonianza più eclatante, è voglia di riscatto sociale. Nel pallone, sì proprio in quella piccola sfera, si rinchiudono timidezza e pudore di un ragazzo e di un bambino che cercano di parlare con i piedi. Il calcio è un modo di esprimersi e spesso, attraverso la propria squadra, si vuole esprimere altro. Magari, perché no, anche l’amore nei confronti di qualcuno. Il calcio è molto di più e se non sono riuscito a spiegarmi è perché non avete mai amato abbastanza. Amate chi dentro ad un pallone vede qualcosa di superiore e di eterno perché nessuno come lui vi donerà l’anima. Ci dispiace, ma questa fase non la supereremo mai.

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